A cura di Giulia Varetti

Siamo al Lago d’Orta. Il 31 gennaio, nella diocesi Novarese, è la festa di San Giulio d’Orta.
Secondo la leggenda, nel IV secolo d.C. i fratelli Giulio e Giuliano, provenienti dall’isola greca di Egina, erigevano chiese cristiane per combattere il paganesimo tra il Cusio e il Verbano (Lago d’Orta e Lago Maggiore). La chiesa numero 99 ospita le spoglie di San Giuliano a Gozzano, sulla sponda sud del Lago d’Orta. Per costruire la chiesa numero 100, Giulio scelse l’isola: ma si dice fosse allora infestata da draghi e serpenti. Il santo, non trovando né barca né barcaioli disponibili, stese il proprio mantello sull’acqua e raggiunse l’isola usandolo come zattera. Scacciati draghi e serpenti con la sola forza della parola, cominciò a costruire l’ultima chiesa, dove fu poi sepolto.

L’isola conobbe periodi di guerra in periodo longobardo, ricostruzioni in epoca romanica (l’attuale, importantissima basilica), decorazioni bellissime tra XIII e XIX secolo e anche una tradizione letteraria importante con lo scrittore Gianni Rodari (qui è ambientato “C’era due volte il Barone Lamberto”). C’è poi l’attuale spirito dell’isola, detta anche “isola del silenzio” poichè ospita un convento benedettino di clausura con più di 70 consorelle e con una badessa di grande carisma.

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Tutto questo si può scoprire visitando l’isola di San Giulio, navigando sul suo lago o con il consorzio pubblico motoscafi o con la navigazione di linea, esplorando il romantico centro di Orta (da non perdere: il palazzotto in piazza, la salita della Motta, fino alla parrocchiale, e il giardino del municipio) o passeggiando e meditando nel bosco del Sacro Monte di Orta (patrimonio Unesco con 20 cappelle che raccontano la vita di San Francesco d’Assisi tra sculture a misura reale e pitture).

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Il borgo è costellato di piccoli locali, ristoranti, laboratori artistici e artigianali, gallerie d’arte e negozietti ed è meta richiestissima per matrimoni italiani e stranieri.

 

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