Dopo un periodo abbastanza stressante io e la mia signora abbiamo deciso di trascorrere una settimana alle Maldive per ricaricare le batterie.
Pochi click e avevamo ben chiaro che con il budget a disposizione la soluzione più percorribile sarebbero stati 3 giorni a Lioni, in provincia di Avellino. Ma siccome siamo pur sempre dei gran signori (io ho da poco comprato una Mercedes) alla fine abbiamo optato per Lione, nella Francia centro-meridionale. Indubbiamente più chic a della quasi omonima irpina, ma in fondo raggiungibile a costi ragionevoli grazie a un volo della EasyJet da Fiumicino.

Itinerario di visita a Lione

Partenza il giovedì sera alle 20, almeno in teoria. Immancabile infatti il ritardone del volo, dovuto a quanto pare a uno sciopero francese.
Arriviamo così a Lione tardissimo, ben oltre la mezzanotte e l’ultimo treno disponibile per il centro città. Proprio mentre cominciavamo a disperarci, un addetto della Rhônexpress viene a offrirci – a parità di costo – un transfer in taxi per la città. Voi immaginate se, arrivando di notte all’aeroporto di Roma, un responsabile di Trenitalia si preoccupasse di come dobbiate raggiungere il centro. Insomma Lione ci ha conquistati subito, ma questo è solo l’inizio.

1° giorno a Lione – La città Vecchia, i “Traboule”, il Museo delle Belle Arti, Parco Archeologico di Fouvrière e Basilica di Notre-Dame

Sorvolo sulla notte del giovedì, ovviamente siamo arrivati in hotel talmente stanchi che siamo subito crollati.  L’hotel è in zona Perrache, alle spalle di una squallida stazione secondaria, ma molto comodo per raggiungere il centro con poche fermate di metro o tram.
Il venerdì mattina sveglia presto (ore 10!!) , scegliamo un buon bar per la colazione  (gustosi e burrosissimi croissant) e poi ci incamminiamo verso la città vecchia di Lione. Un salto in Place Bellecour (niente di che, ma vale una visita in quanto nota per essere la piazza più grande d’Europa) e da lì è un attimo: la metropolitana di Lione in quanto a comodità è giusto un gradino sotto il teletrasporto. La città vecchia è sostanzialmente delimitata da 2 bellissime chiese medievali: Saint Paul a nord e Saint Georges a sud. Esattamente al centro si trova invece la meravigliosa Cattedrale di Saint Jean

Cattedrale StJean Lione
Cattedrale StJean Lione

Le Chiese, tutte con uno stile un po’ gotico, sono indubbiamente bellissime ma la cosa che ci ha più colpito era la “veracità” dei vicoletti della città vecchia, in cui ci si è sembrato di respirare una Francia più vera, e indubbiamente meno turistica, di quella trovata a Parigi.  La cosa più particolare, forse la più caratteristica di Lione, sono i “Traboule”: cioè passaggi pedonali tra i cortili privati dei palazzi che permettono il transito da una via cittadina ad un’altra. Ed è una cosa spettacolare, un vero monumento alla pigrizia: cioè la gente di Lione passa in un condominio altrui pur di accorciare la strada da percorrere. Il tutto con una naturalezza immensa. Mi ha ricordato la mia infanzia a Napoli, dove si faceva una cosa simile: orde di tifosi attraversavano rumorosamente il mitico “condominio della loggetta”, che consentiva di tagliare in modo verticale tutto il quartiere di Fuorigrotta, una vera manna dal cielo per chi doveva raggiungere lo stadio provenendo dai quartieri collinari. In più i traboule di Lione, rispetto al condominio della loggetta erano anche molto belli e pittoreschi da vedere (in foto uno di quelli che abbiamo attraversato).

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Uno dei caratteristici Traboule
Uno dei caratteristici Traboule

Dopo la città vecchia il nostro giro è proseguito per Rue de la République (la vita dello shopping) e Place des Terreaux, con la meravigliosa Fontaine Bartholdi  (in foto).  Proprio di fronte alla fontana, da poco ristrutturata, sorge il Museo delle Belle Arti (risparmiatemi la pronuncia in francese, davvero inaccettabile).  Approfittiamo del mio pass stampa ed entriamo, muniti di audio guida. Il museo è molto bello, vale assolutamente la pena di visitarlo, con oltre 700 opere di autori di spicco, tra cui vi segnalo il Tintoretto, Gauguin e Monet.

Fontaine Bartholdi
Fontaine Bartholdi

Ormai eravamo esausti, ma prima di tornare a casa passiamo per puro caso di fronte alla funicolare di Fouvrière, che porta in cima alla collina dove sorge la Basilica di Notre-Dame. Decidiamo così di fare i biglietti ed entrare. Una volta dentro ci accorgiamo che la linea di funicolare per la Basilica è chiusa per lavori, ma scopriamo che con l’altra linea è possibile raggiungere il Parco Archeologico de Fouvrière, non lontanissimo da Notre-Dame. Optiamo dunque per prendere ugualmente la funicolare. E menomale: il parco archeologico – che noi abbiamo visto per puro caso – merita sicuramente una visita. Dentro ci sono 2 teatri di epoca romana, uno imponente, l’altro un po’ più piccolo. Vi mostrerei qualche foto, ma mia moglie le ha rovinate tutte buttandosi in mezzo. Proseguiamo a piedi la salita, presentando subito problemi cardio-vascolari. Non è particolarmente ripida ma dopo una giornata di cammino vorrei vedere voi. In cima a Notre-Dame la vista è assolutamente spettacolare.

Panorama Lione
Panorama Lione da Notre-Dame

La Basilica era bella ma non so dirvi molto di più perché una volta dentro qualcuno via whatsapp ha avvisato mia moglie di un attentato avvenuto al sud della Francia (era successo la mattina in realtà, ma io avevo provato a tenerlo nascosto). Il panico ha preso il sopravvento e siamo dovuti scappare via.

Una volta in albergo, preso atto dell’assenza del bidet,  abbiamo riposato un’oretta prima di andare a cena. Siamo stati al ristorante Le Bœuf d’Argent, semplicemente straordinario per qualità delle materie prime, abbinamenti deliziosi e inpiattamento curato. Cordialissimo il servizio, mi ha deluso un po’ solo il vino (i francesi ne devono mangiare di pane). Complessivamente, a meno che non cercate un posto economico (e questo non lo è per nulla), è sicuramente una scelta giusta per una cena di gran classe a Lione. E noi, come ho avuto già modo di dirvi, siamo dei gran signori.

2° giorno a Lione – Tour Part-Dieu, Museo di Arte Contemporanea e Parc de la Tête d’Or

Il secondo giorno ci siamo svegliati alle 11.30. Appena ho aperto gli occhi ho capito che non sarebbe stata una giornata produttiva come quella del venerdì. Non fossimo stati a Lione saremmo restati a letto tutta la giornata, ma poi ci siamo vergognati di quest’idea e siamo scesi a fare colazione al bar. Scegliamo dunque un giretto più soft e ci dirigiamo sul lungofiume (molto bella la passeggiata pedonale), in direzione della Tour Part-Dieu, un grattacielo a forma di matita di cui avevamo letto grandi cose su una guida frettolosamente scaricata su internet. In realtà è un palazzone rosso gigante a punta, per nulla invitante, ma una volta arrivati fin lì decidiamo comunque di salire all’ultimo piano, confidando in un meraviglioso panorama. In realtà al piano 38 (o 39?) troviamo un bar extra lusso con ampie vetrate su un panorama bello, ma non perfettamente apprezzabile (non c’era la possibilità di uscire fuori). Prendiamo 2 succhi di frutta, paghiamo 20€(!!) e andiamo via.
La seconda tappa è il Museo di Arte Contemporanea, che raggiungiamo in un batter d’occhio sfruttando il tram, un servizio che sfiora per rapidità la velocità del suono. In questi giorni il museo ospitava alcune installazioni di Adel Abdessemed, artista algerino molto attivo in Francia e Inghilterra. La mostra intitolata “L’antidoto” presentava spunti molto interessanti (bellissima l’opera principale) ma da sola non basta secondo me a giustificare la visita al Museo, che per il resto non ha una rilevante collezione permanente.

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L'antidote, Adel Abdessemed
L’antidote, Adel Abdessemed

Dopo il museo, è d’obbligo una passeggiata nel vicinissimo Parc de la Tête d’Or (vi risparmio battute scontate). Ci muoviamo a passi da bradipo lungo il laghetto artificiale del parco, godendoci il sole e pasteggiando con 2 baguette acquistate poco prima. E la giornata va via così in totale relax, torniamo in albergo solo per cambiarci e uscire per cena. Decidiamo di provare una altro ristorante alla città vecchia, stavolta senza particolari pretese. Lungo la strada, all’altezza della Chiesa di Saint Georges, ci imbattiamo nel Carnevale. Una manifestazione incredibilmente fuori periodo, in cui un manipolo di esaltati, in maschera, da’ fuoco a un grosso elefante di carta e spara fuochi d’artificio nel delirio generale. Un misto tra il capodanno cinese e il Cippo di Sant’Antuono.

3° giorno a Lione – Museo Lumière, Confluence e ritorno a Roma

La domenica abbiamo poche ore a disposizione perché nel pomeriggio dobbiamo essere all’aeroporto. Decidiamo di spendere buona parte della mattinata al Museo Lumière. Il museo è allestito all’interno della magnifica casa di proprietà della famiglia Lumière. È qui, nella casa paterna, che sono cresciuti due fratelli Auguste e Louis Lumière, cui si deve l’invenzione del cinematografo che di fatto ha dato vita alla settima arte. Il museo – per un amante del cinema – può risultare quasi commovente. È possibile vedere non solo il primo cinematografo (in foto) e alcuni tra i primi film della storia del cinema (ci sono anche immagini riprese a Roma, Venezia e Napoli),  ma anche tutti i prototipi precedenti. Molto ricca anche la parte relativa alla fotografia, da cui è nato di fatto l’impero dei Lumière (grazie ad Antoine Lumière, padre dei più noti fratelli) ben prima dell’invenzione del cinema.

Le Cinematographe n°1
Le Cinematographe n°1

Prima di tornare in albergo a recuperare i bagagli, facciamo un salto alla Confluence: il luogo dove si incontrano i 2 fiumi che attraversano Lione: Rhône e Saône. Un collega di mia moglie (almeno così lei crede di ricordare) lo aveva descritto come una delle sette meraviglie del mondo. In realtà è un posto naturalisticamente di poco superiore a Torvaianica. Il tempo di fare qualche foto sulla coda di un leone piazzato lì per i turisti, e andiamo via.

In conclusione l’esperienza a Lione è stata davvero bellissima, abbiamo risparmiato rispetto alle Maldive (anche noi signori guardiamo alla spesa di sti tempi) e visitato una città davvero interessante, persino misteriosa in alcuni punti della città vecchia, e che soprattutto ci ha catapultato in una Francia più sincera, con meno turisti e più francesi intenti a vivere la vita e le abitudini di tutti i giorni. Vi consiglio di farci un salto, per uscire dalla monotonia delle solite capitali. E se invece preferite restare in Italia, vi invito a seguire su Facebook la mia pagina Eccellenze Italiane Ingiustamente Sottovalutate

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