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di Silvia Lisena

Tra le Dolomiti e il lago di Garda, il Trentino-Alto Adige è lo specchio di un’affascinante poliedricità paesaggistica, ma anche di una dicotomia etnica risentendo infatti di striature tedesche.

Cosa vedere in Trentino-Alto Adige

Storia linguistica

E, proprio dal punto di vista linguistico, la questione si fa interessante in quanto è diffuso l’idioma ladino, appartenente al ceppo retoromanzo e galloromanzo:
questa lingua ha origini che brancolano tutt’ora nel buio, probabilmente risalgono all’Età del Ferro, e presenta due tratti in comune con le lingue romanze occidentali:

  • la lenizione delle intervocaliche (es. latinu > ladin)
  • il plurale in -s anziché in -i

La classificazione della lingua ladina nella regione del Trentino-Alto Adige appare suddivisa in tre gruppi:

  • gruppo atesino del Sella, che racchiude i dialetti parlati nella provincia autonoma di Bolzano (badioto-marebbano e gardenese)
  • gruppo trentino del Sella, che racchiude il fassano, dialetto parlato nell’omonima valle (distinto, a sua volta, in moenat, brach e cazet)
  • gruppo solandro e nones, che racchiude i dialetti parlati in Val di Non, Val di Sole, Val di Peio, Val di Rabbi e parte della Val Rendena (solandro e noneso)

Il Trentino-Alto Adige offre un’approfondita stratificazione anche dal punto di vista gastronomico, ma per saperne di più continuate a leggere i nostri consigli sulle tre città più interessanti (e forse non così conosciute) da visitare per una gita fuori porta!

Visitare Malosco (Borgo d’Anaunia)

Questo piccolo paese di neanche 500 abitanti, ubicato nella Val di Non, un tempo era incluso nella provincia di Trento ma, a seguito di un referendum, dal 1° gennaio 2020 è stato inglobato nel comune di Borgo d’Anaunia assieme a Fondo e Castelfondo.

Tuttavia, Malosco riveste una grande importanza storico-artistica: ciò lo si può cogliere appena si entra grazie all’imponente Castel Malosco, edificio medievale risalente all’incirca al 1188 e abitato per quasi tre secoli dalla dinastia dei Guarienti (1579-1820), che vanta di aver dato i natali nel 1892 a Fortunato Depero, artista capostipite del secondo futurismo e dell’aeropittura. Oggi il castello è di proprietà della pubblica amministrazione e subisce ancora gli strascichi della condizione di abbandono e degrado a cui è stato lasciato sin dagli anni Ottanta del secolo scorso, pur tuttavia conservando il suo antico fascino.

 

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Attraversando Malosco, si possono notare altre costruzioni di carattere rustico-signorile, come ad esempio Casa Nesler, ornata da un meraviglioso affresco e dal nobile stemma dei Guarienti, oppure la chiesa di Santa Tecla, risalente al 1228 e accompagnata da una cappella, un monumento e un cimitero decorati da Giorgio Wenter-Marini.

Molte sono le passeggiate adatte ad escursionisti o semplici turisti che vogliano trovare un angolo dove rilassarsi. Non sapete come impiegare il pomeriggio? Perché non avventurarsi nel giro dei rifugi presenti nella Val delle Seghe? Un percorso naturalistico che occupa all’incirca 5 ore, di facile percorrenza (ad eccezione della discesa dal sentiero delle Grotte) e che permette di arrivare fino a 1630m di altezza presso il Rifugio Selvata.

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A partire da Malosco, in auto, in bici o a piedi si può raggiungere il lago Smeraldo, un vero e proprio paradiso da cartolina, che deve il suo nome alla colorazione delle acque durante le giornate estive particolarmente soleggiate: ciò lo rende a buon diritto uno dei laghi artificiali più pittoreschi della Val di Non.

Agli amanti del brivido più esperti, invece, proponiamo la visita guidata al Canyon Rio Sass, il profondo orrido che divide a metà la città di Fondo offrendo lo spettacolo delle cascate e delle gole piene di fossili, stalattiti e stalagmiti. Gradita la prenotazione sul sito dedicato, utile anche per vedere gli orari di apertura. Non accessibile ai disabili in quanto il percorso prevede 1200 gradini.

Tra i dintorni di Malosco, meritano una visita anche le Regole: si raggiungono partendo dal Passo della Mendola attraverso un bosco fino alla Sorgente Tranzi e scendendo fino ai prati delle Regole dove, tra boschi di larici, sono presenti numerose baite e punti ristoro.

Infine, un accenno alla sostanziosa cucina della Val di Non: tra i piatti tipici spicca lo strudel, la mortandela, la lucanica e il smacafam (frittata di grano saraceno cotta al forno). Per i primi piatti la scelta è veramente ampia, tra canederli, zuppa di porri, panada (zuppa di pane raffermo e porcino arrostito) e minestra da orz (zuppa di verdure, orzo e pancetta).

Per i secondi bisogna assaggiare la carne salada (carne cruda in salamoia) o il gulasch alla trentina, serviti con crauti e polenta. Alle pietanze potrete accompagnare una buona grappa o il groppello, coltivato dei pressi di Revò (Novella).

 

 

Una giornata a Vipiteno

Sede della comunità comprensoriale Wipptal (Alta Valle Isarco) e annoverata tra i borghi più belli d’Italia, questa cittadina in provincia di Bolzano rappresenta appieno un gioiello alpino: vanta origini antiche, risalenti al primo insediamento romano nel 14 a.C., usata come importante via di comunicazione tra l’Italia e i Paesi d’oltralpe. Il nome Vipiteno, infatti, indica proprio l’accampamento romano di Vibidina, ma possiede anche una variante tedesca, Sterzing, derivata dal nome di persona germanico Starzo.

Nella città spiccano edifici in stile gotico, come la chiesa di Santo Spirito (1399) e il Rathaus (1468); da non perdere assolutamente la Torre delle Dodici, costruita nel 1472 e alta 46m, simbolo della città che divide la Città Nuova dalla Città Vecchia.

 

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Vipiteno è molto legata alle proprie tradizioni folkloristiche, che si sviluppano in celebrazioni estive e invernali: tra esse ricordiamo la Festa dello Yogurt (che si svolge dalla seconda settimana di luglio alla prima settimana di agosto e celebra lo yogurt tipico realizzato dalla locale cooperativa Latteria Vipiteno), la Sagra dei Canederli (che si svolge la seconda domenica di settembre) e il Mercatino di Natale.

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Visitare Merano tra terme, valli e luoghi d’arte

Capoluogo della comunità comprensoriale del Burgraviato e terzo nucleo urbano più popoloso del Trentino-Alto Adige, Merano si erge tra terme e valli. Sin dal XIX secolo, infatti, è considerata luogo di cura destinato prevalentemente al turismo della terza età, ma negli ultimi anni è riuscita ad attrarre grandi e piccini vantando una clientela anche internazionale, nel passato anche famosa (è stata meta di villeggiatura per la principessa Sissi e per lo scrittore Franz Kafka).

Vi consigliamo di entrare nella città da una delle tre porte (un tempo quattro) e di contemplare le mura, per poi dirigersi verso il Ponte Romano (Steinerner Steg) che, edificato nel 1617, collega il quartiere Steinach a Maia Alta. 

 

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Un salto nelle varie chiese storiche (Duomo di San Nicolò, cappella di Santa Barbara, chiesa di Santo Spirito e convento dei Cappuccini), per poi immergersi nella passeggiata Tappeiner: quest’ultima è un sentiero pedonale di 6km di lunghezza che attraversa Merano e Tirolo costeggiando il monte Benedetto da Quarazze fino a castel San Zeno e terminando nei pressi della torre polveriera Ortenstein.

È un percorso adatto a tutte le età che, intrapreso in una giornata di sole, permette di godere di una grande varietà di vegetazione (da piante meno note come le palme della Cina e il cedro dell’Himalaya fino alle più comuni come l’ulivo, la magnolia e l’eucalipto) e di essere circondati da un paesaggio verde che regalerà alla vostra vacanza emozioni mozzafiato.

 

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Se andate a Merano nel periodo invernale, vi suggeriamo di recarvi presso il Mercatino di Natale, famoso ormai a livello internazionale, con una molteplicità di espositori artigianali che permette di offrire ai visitatori una vera e propria esperienza multisensoriale che abbraccia la tradizione natalizia altoatesina creando un’atmosfera magica che riporta indietro nel tempo. È possibile consultare il sito ufficiale per avere maggiori informazioni.

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