Piacenza si trova all’estremità nordoccidentale dell’Emilia-Romagna, dove la Via Emilia tocca il Po prima di entrare in Lombardia. È una città di medie dimensioni – circa 103.000 abitanti – che spesso passa in secondo piano rispetto ai capoluoghi più celebri della regione, come il capoluogo Bologna, Parma o Rimini.
Il centro storico conserva monumenti di primo livello: una piazza medievale con due statue barocche tra le più significative d’Italia, un duomo con affreschi del Guercino, un palazzo farnesiano che ospita un museo con opere di Botticelli e uno dei reperti etruschi più studiati al mondo. Tutto accessibile a piedi, in una città che non ha adottato le logiche del turismo di massa.
Storia e contesto
Situata lungo la Via Emilia e a pochi chilometri dal fiume Po, Piacenza occupa da oltre duemila anni una posizione strategica tra l’Italia settentrionale e l’Europa. Fondata dai Romani nel 218 a.C. con il nome di Placentia, nacque come presidio militare e commerciale in un punto fondamentale per il controllo della pianura padana.
Nel corso dei secoli la città ha assunto un ruolo importante lungo le principali vie di comunicazione. Durante il Medioevo fu una delle tappe della Via Francigena, il percorso che collegava il Nord Europa a Roma e che portava in città pellegrini, mercanti e viaggiatori provenienti da ogni parte del continente.
Gran parte dell’aspetto che oggi caratterizza il centro storico si deve però ai Farnese. Nel 1545 Piacenza divenne capitale del Ducato di Parma e Piacenza e visse una stagione di trasformazioni urbanistiche e artistiche che lasciò in eredità alcuni dei suoi edifici più rappresentativi, come Palazzo Farnese e le monumentali statue equestri di Piazza Cavalli.
Piacenza è conosciuta anche come la Primogenita d’Italia. Nel 1848 fu infatti la prima città della penisola a votare l’annessione al Regno di Sardegna, anticipando il processo che avrebbe portato all’Unità d’Italia.
Oggi Piacenza conserva un centro storico raccolto e facilmente visitabile a piedi, dove convivono testimonianze dell’epoca romana, chiese medievali, palazzi rinascimentali e luoghi legati alla storia del Risorgimento. Proprio questa stratificazione rende la città interessante da esplorare durante un weekend, permettendo di attraversare secoli di storia in pochi chilometri.
Cosa vedere: i monumenti principali
Piazza Cavalli
È il centro fisico e simbolico della città. La piazza nasce nel XIII secolo come luogo del mercato e dell’assemblea cittadina, con il nome di Piazza Grande. Il nome attuale deriva dalle due statue equestri in bronzo che la dominano: i duchi Ranuccio I (1620) e Alessandro Farnese (1625), opere di Francesco Mochi.
Mochi è considerato uno degli iniziatori della scultura barocca in Italia. Le sue figure – il mantello di Alessandro mosso come dal vento, i cavalli in posizione dinamica – rompono con la staticità della statuaria cinquecentesca. Osservando i piedistalli si leggono scene storiche precise: la presa di Anversa da parte di Alessandro, la prosperità del governo di Ranuccio.
Sul lato sud della piazza si trova il Palazzo Gotico, costruito nel 1281 e tra i principali esempi di architettura civile medievale dell’Emilia. La facciata in marmo rosa di Verona e cotto è scandita da bifore e merlature. Era la sede del governo comunale prima che i Farnese svuotassero le istituzioni locali del loro peso politico. Sul lato opposto il Palazzo del Governatore (1787, progetto di Lotario Tomba) chiude la piazza con una facciata neoclassica.
Un dettaglio che sfugge ai visitatori frettolosi: sul selciato della piazza è incisa una linea meridiana, realizzata dall’astronomo Gianfrancesco Barattieri per calibrare la meridiana posta sul Palazzo Gotico. Serviva a ripristinare il quadrante solare nella posizione corretta ogni volta che veniva rimosso.
Il Duomo
La Cattedrale di Santa Maria Assunta e Santa Giustina sorge su piazza Duomo, a pochi minuti a piedi dal centro. La costruzione inizia nel 1122: è un esempio di romanico emiliano, con la facciata in arenaria scandita da loggette, leoni stilofori alla base dei portali e un rosone centrale. L’interno è a tre navate con pilastri cruciformi.
Il punto che rende il Duomo di Piacenza un luogo di interesse artistico fuori dall’ordinario è la cupola. Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, la affresca tra il 1626 e il 1627 con un ciclo che comprende profeti, sibille ed episodi della storia di Cristo. Dalla distanza del pavimento le figure risultano difficili da leggere nei dettagli. Per questo esiste la possibilità di salire all’interno della cupola attraverso un percorso di 136 gradini, con accesso dal retro della Cattedrale (via Prevostura 7, ingresso al Museo Kronos). Dal percorso si raggiunge un’altezza di 27 metri e si osservano gli affreschi da vicino, con viste aggiuntive sui tetti della città.
Il Duomo conserva anche affreschi di Bernardino Gatti e del Pordenone, quest’ultimo autore del ciclo nelle navate laterali.
Palazzo Farnese e i Musei Civici
Palazzo Farnese è la residenza che Pierluigi Farnese fa costruire dopo il 1545 nell’area di una precedente cittadella viscontea. Il progetto originale – a cui lavorò anche il Vignola – prevedeva un edificio di dimensioni doppie rispetto all’attuale. La costruzione rimase incompiuta: Pierluigi fu assassinato nel 1547 all’interno della cittadella stessa, e il suo cadavere fu gettato dalla finestra che si affacciava sul lato occidentale dell’edificio. Quella finestra è ancora murata e visibile.
Oggi Palazzo Farnese ospita i Musei Civici della città, articolati in più sezioni. Il percorso parte dai sotterranei, dove si trova la sezione archeologica: 15 sale che ripercorrono la storia del territorio dalle culture pre-romane all’epoca imperiale.
Il pezzo più noto della collezione è il Fegato Etrusco di Piacenza, un modello in bronzo di fegato ovino risalente al II secolo a.C., ritrovato nel territorio di Gossolengo nel 1877. Serviva agli aruspici – i sacerdoti etruschi – come strumento per la divinazione: il fegato era suddiviso in zone corrispondenti alle sfere divine, e la sua lettura consentiva di interpretare il volere degli dèi. È uno dei rarissimi esempi conservati di questo tipo di oggetto. Nel 2026 il reperto è stato prestato per la prima volta dalla sua scoperta a una mostra internazionale sugli Etruschi a San Francisco.
Al piano nobile della pinacoteca si trova il Tondo Botticelli, una Madonna in adorazione del Bambino con San Giovannino databile tra il 1483 e il 1487. Il museo conserva anche i Fasti Farnesiani, un ciclo di dipinti celebrativi della dinastia, e la collezione di carrozze donate nel 1948.
Itinerario Piacenza in un giorno
Il centro storico è compatto: tutte le tappe principali sono raggiungibili a piedi in meno di 15 minuti l’una dall’altra. Un itinerario realistico per una giornata intera:
Mattina (ore 9:00 – 13:00) Partire da Piazza Duomo e visitare la Cattedrale. Se si vuole salire alla cupola del Guercino, prenotare in anticipo o verificare gli orari del Museo Kronos (accesso da via Prevostura 7; nei giorni feriali la salita è su prenotazione). Il Museo Kronos richiede circa 45 minuti, la salita alla cupola aggiunge una mezz’ora.
Spostarsi a piedi fino a Piazza Cavalli (5 minuti). Osservare il Palazzo Gotico, le statue del Mochi e la linea meridiana sul selciato. La piazza è anche il luogo più indicato per un caffè prima di proseguire.
Primo pomeriggio (ore 14:00 – 17:30) Palazzo Farnese e i Musei Civici: calcolare almeno due ore per la visita completa. Se il tempo è limitato, dare priorità alla sezione archeologica (Fegato Etrusco) e alla pinacoteca al primo piano (Tondo Botticelli).
Tardo pomeriggio (ore 17:30 – 19:00) Passeggiata lungo le Mura Farnesiane verso il Po, o visita alla basilica di Sant’Antonino prima della chiusura serale.
Chi ha a disposizione un weekend può aggiungere il secondo giorno per la provincia: Castell’Arquato o Bobbio si raggiungono in auto in circa 40 minuti dal centro.
Luoghi meno conosciuti
Il Museo Kronos e la salita al Duomo
Il Museo Kronos, accessibile dal retro del Duomo, è spesso trascurato rispetto alla visita alla navata principale. Ospita il Codice 65, un manoscritto medievale del XII secolo che raccoglie nozioni di astronomia, astrologia, cicli lunari e consigli agricoli, corredato da miniature. Una sala multimediale consente di sfogliarlo ad alta risoluzione. Dal terzo livello del museo inizia la salita verso la cupola del Guercino e il campanile.
La basilica di Sant’Antonino
La basilica di Sant’Antonino – patrono della città – si trova in pieno centro ma è meno frequentata rispetto al Duomo. È uno degli edifici religiosi più antichi di Piacenza, con una fondazione altomedievale. Il tiburio ottagonale che sovrasta l’incrocio delle navate è un elemento architettonico che distingue la chiesa nel panorama romanico locale.
Le Mura Farnesiane
Il perimetro difensivo farnesiano, in parte ancora visibile, delimita il lato nord della città verso il Po. I bastioni sono oggi percorribili a piedi e in bicicletta, con viste sulla campagna circostante. È un modo concreto di leggere la scala dell’intervento urbanistico farnesiano al di là dei singoli edifici.
Cosa mangiare a Piacenza
La gastronomia piacentina ha radici nella tradizione contadina della pianura padana ed è tra le più caratterizzate della regione. Tre prodotti di salumeria hanno la denominazione d’origine protetta: la Coppa Piacentina DOP, la Pancetta Piacentina DOP e il Salame Piacentino DOP. Sono reperibili nelle botteghe del centro e serviti come antipasto nella maggior parte delle trattorie locali.
Sul fronte vitivinicolo, il Gutturnio è il rosso DOC più rappresentativo della zona – un blend di Barbera e Croatina tipico dei Colli Piacentini. L’Ortrugo è il bianco DOC locale, prodotto principalmente nella Val Trebbia e nella Val d’Arda. Tra i primi piatti, i pisarei e fasò (gnocchetti di pane con fagioli) sono il piatto più radicato nella tradizione piacentina. I tortelli con la coda rappresentano la versione locale della pasta ripiena emiliana.
Chi vuole acquistare prodotti locali da portare a casa li trova facilmente nei mercati settimanali del mercoledì e del sabato in piazza Duomo.
I dintorni: Colli Piacentini e provincia
La provincia di Piacenza offre un territorio di colline, borghi medievali e castelli che si presta a escursioni di mezza giornata o a un secondo giorno di visita.
Castell’Arquato (circa 35 km da Piacenza, raggiungibile in auto in 40 minuti) è inserito nel circuito dei Borghi più Belli d’Italia e ha ricevuto la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Il borgo è arroccato su una collina della Val d’Arda e conserva la Rocca Viscontea, eretta per volontà di Luchino Visconti verso la metà del Trecento, con un mastio che domina la piazza principale e la valle. Il centro storico è visitabile interamente a piedi tra vicoli acciottolati e palazzi medievali.
Bobbio (circa 75 km da Piacenza, circa un’ora in auto) si trova nella Val Trebbia, nell’Appennino piacentino. Il suo elemento più noto è il Ponte Gobbo, una struttura di origine medievale con undici arcate di forma irregolare che attraversa il Trebbia. Il borgo ospita anche l’Abbazia di San Colombano, fondata nel VII secolo dal monaco irlandese Colombano e per secoli importante centro culturale dell’Occidente cristiano. La biblioteca storica dell’abbazia conserva manoscritti medievali.
I Colli Piacentini richiedono l’auto per essere esplorati: i collegamenti in autobus esistono (linea SETA da Piacenza verso Bobbio), ma i tempi sono significativamente più lunghi.
Informazioni pratiche
Come arrivareIn treno:
Piacenza è sulla linea ferroviaria Milano-Bologna ed è servita da treni ad alta velocità e intercity. Da Milano Centrale, i convogli più rapidi impiegano tra i 27 e i 40 minuti circa; i regionali circa un’ora. Da Bologna, i tempi variano tra i 40 minuti e l’ora a seconda del servizio. La stazione si trova a circa 10-15 minuti a piedi dal centro storico.
In auto: dall’autostrada A1 (Milano-Bologna), uscita Piacenza Sud o Basso Lodigiano. Dall’A21 (Torino-Brescia), uscita Piacenza Ovest se si proviene da Torino, Piacenza Sud se si proviene da Brescia. Il centro storico è in parte a traffico limitato: conviene parcheggiare nelle aree esterne alla ZTL e proseguire a piedi.
Come muoversi in città
Il centro storico si percorre a piedi. Tutte le principali attrazioni – Piazza Cavalli, il Duomo, Palazzo Farnese – sono raggiungibili in meno di 15 minuti l’una dall’altra. Per la provincia è necessaria l’auto.
Durata consigliata della visita
Una giornata copre i punti principali del centro storico. Un weekend permette di aggiungere almeno una tappa in provincia (Castell’Arquato o Bobbio).
Periodo migliore
La primavera (aprile-maggio) e l’autunno (settembre-ottobre) offrono il clima più favorevole. L’estate è calda per il microclima padano; l’inverno è spesso nebbioso, ma la città è meno frequentata.
FAQ
Quanto tempo serve per visitare Piacenza?
Una giornata permette di vedere i principali monumenti: Piazza Cavalli, il Duomo con eventuale salita alla cupola, Palazzo Farnese e i Musei Civici. Per includere anche il Museo Kronos e una tappa in provincia, è consigliabile un weekend.
È possibile salire alla cupola del Duomo? Sì. Il percorso di salita si raggiunge dall’ingresso del Museo Kronos, in via Prevostura 7, sul retro della Cattedrale. Prevede 136 gradini e raggiunge un’altezza di 27 metri. Nei giorni feriali la visita è su prenotazione.
Cosa contengono i Musei Civici di Palazzo Farnese? La Pinacoteca Civica (con il Tondo di Botticelli), il Museo Archeologico (con il Fegato Etrusco), il Museo delle Carrozze e il Museo del Risorgimento. La visita richiede almeno due ore.
Perché Piacenza è chiamata “la Primogenita”? Nel 1848 fu la prima città italiana a votare con un plebiscito l’annessione al Regno di Sardegna, anticipando di oltre un decennio l’Unità d’Italia.
Cosa mangiare a Piacenza? I salumi DOP locali (Coppa, Pancetta, Salame Piacentino), i pisarei e fasò, i tortelli con la coda. Per i vini, il Gutturnio rosso e l’Ortrugo bianco dei Colli Piacentini.
Piacenza è una buona gita da Milano? Sì. Da Milano Centrale i treni più rapidi impiegano tra i 27 e i 40 minuti. Il centro storico si visita agevolmente in una giornata, con rientro in serata.
Piacenza è raggiungibile da Bologna? Sì. Il collegamento ferroviario diretto impiega circa 40-60 minuti a seconda del servizio. È una tappa logica per chi percorre la Via Emilia in treno.
Vale la pena visitare anche la provincia? Sì, se si ha a disposizione almeno un secondo giorno e un’auto. Castell’Arquato (40 minuti) e Bobbio (un’ora) sono le tappe più consolidate e offrono contesti medievali distinti rispetto alla città.


