A cura di L.O.

E pensare che la gita bolognese nacque tutta per caso: sbarcatovi due giorni prima – era l’anno scorso, proprio di questi periodi – e lì dedicatomi solo ai due giorni del convegno (tempo per visitarla, dunque, nemmeno a parlarne), al terzo giorno mentre stavo mettendomi in coda per la consegna del bagaglio all’aeroporto di Bologna, ecco l’annuncio: a causa dell’eruzione dell’Etna della notte precedente, i voli per Catania erano saltati.
Solita ressa al banco, fra ansiose ricerche di informazioni e scene più o meno teatrali di disperazione: per conto mio, accettai a cuor leggero l’offerta del cambio per un volo diretto a Palermo il giorno seguente. In albergo una stanza per me c’era: posai la valigia – erano le dieci e mezza – e decisi dunque di andarmene un po’ a zonzo.

Senza uno straccio di guida, né un programma e men che meno un itinerario, mi lasciai trasportare da ciò che attirava gli occhi. Fu così, fra un vico e un palazzo al centro, complice una gentile bolognese a cui chiesi informazione, giunsi a piazza Maggiore.

Con uno forzo di immaginazione peraltro lieve, se si esclude dallo sguardo la gente che la popola, si giurerebbe di essere piombati in piena età comunale. Palazzo comunale a destra, Palazzo dei Bianchi a sinistra e la Basilica di San Petronio: per me, a cui anni di barocco siciliano e forme normanno-arabe hanno nutrito il senso estetico, è un’architettura tutta da scoprire. Stando a quanto mi dice il ragazzo che interrogo sulla piazza – non è bolognese, ma la conosce bene – gli studenti non attraversano mai la piazza: le leggenda vuole che chi lo faccia non si laureerà mai. Il mio titolo accademico lo conquistai già – ahimè – anni addietro e mi godo quindi “l’immunità dalla maledizione” dirigendomi verso la Basilica. “Fra le più grandi del mondo, la quinta o la sesta” mi dice il ragazzo. Quando ci separiamo lo vedo costeggiare la piazza e non attraversarla. Dev’essere un laureando.

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E in effetti a entrarci è impressionante, decisamente maestosa. Non che di arte e architettura sia esattamente un docente, ma il senso di bello e di affascinante la pervade in ogni colonna, in ogni quadro. Qui c’è anche un grosso pendolo, grazie al quale – questo lo avrei scoperto dopo – Cassini dimostrò che era la Terra a girare intorno al Sole.

Altra tappa obbligata sono le due Torri. Qui cedo e compro una guida in un’edicola nei pressi: non mi va di ammirare un’opera bella, ma perdermene un po’ di storia e magari aneddotica. Infatti sapere che sono veramente antiche (inizio del 1100 !) e che avevano funzioni militare ne spiega la loro struttura grezza, chiusa, possente. Devo smetterla al più presto con le sigarette: i quasi cinquecento gradini mi stavano stroncando ! Ma che vista, dalla Torre dell’Asinello ! Quasi cento metri: Bologna ai tuoi piedi!

Un’altra passeggiatina bellissima è dalle parti della Basilica di Santo Stefano. La chiesa è carinissima e anche questa antichissima: non so se il termine “basilica” abbia a che fare anche con la grandezza, ma ad ogni modo questa non è particolarmente maestosa in fatto di dimensioni: quando visito queste costruzioni mi figuro sempre d’essere al medioevo, per cui sono ben conservate e ben tenute. Pare che da queste parti si veda spesso passeggiare Romano Prodi.

Patio, Santo Stefano - Bologna

E sempre qui si mangia una leccornia che non conoscevo. Si chiama in milleuno modi diversi a seconda di zona e paese, ma universalmente tutti capiscono se chiederete uno “gnocco fritto”, una pasta fritta a base di farina di frumento da accompagnare con salumi e vino. Lambrusco, al meglio.

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Da leccarsi baffi, dita e piatto. Uno dei migliori souvenir da portare a casa !

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